Incontro con l’Unicorno
di Kamala, dalla Rubrica “Il Bosco ed i suoi incanti”

 

“C’è stato un tempo in cui tutti credevano nelle infinite possibilità del mondo, nelle sue più svariate espressioni, nella magia, nella fantasia; e così riuscivano a guardare un po’ più in là, a sbirciare oltre il velo del quotidiano.”

Con questo splendido passo dal racconto sottostante, io cedo la parola alla nostra Kamala -Fata dei Boschi- e vi auguro buon viaggio.

 

❝ L’aria è fresca e piacevole, in questa serata d’inizio estate. Tutto è silenzio e calma sotto la coperta della notte.
Le foglie degli alberi vibrano a causa del vento leggero, che le solletica con piccoli soffi.

E io sto qui, seduta in giardino, ad ammirare le stelle, a immaginare di poter parlare con loro.

Finalmente la calma è totale e perfetta, dentro e fuori di me. Sono libera e serena. Fluisco senza limiti. Perdo i miei contorni, i miei confini e mi mescolo con la natura intorno. La inspiro fino in fondo nella mia pancia ed espiro me nella pancia della Madre Terra. Sono Uno con il Tutto. Nel fluttuare pacifico dell’anima, una melodia mi bussa all’orecchio. Aguzzo l’udito e in breve ne indovino la provenienza: risuona dalle rose sul mio fianco destro, ora che io sono la Natura e la Natura é me e il nostro corpo è identicamente infinito. Stanno cantando, le rose. Cantano alle stelle e forse anche a me, oppure solamente a se stesse, intente a rimirarsi l’un l’altra. Io mi perdo nel suono, che diventa sempre più dolce e invitante.

Mi alzo, dunque, diretta verso il roseto e il suo profumo. Ed ecco, davanti a me, foglie e fiori si aprono, lasciando libero un passaggio segreto che sfocia su di un altro giardino, a me sconosciuto, fatto di colori accesi e baciato dal sole, nel mezzo di quella che, dal mio lato, é piena notte. Curiosa mi addentro, nella mia parte sconosciuta. La luce che mi accoglie é accecante, eppure la temperatura rimane piacevole. Un’incredibile moltitudine di uccellini cinguetta in tanti toni diversi, creando un’atmosfera allegra e festosa e la varietà di fiori e piante, che convivono in questo piccolo paradiso segreto, é il più strabiliante degli allestimenti che abbia mai visto. Scruto attenta ogni angolo, ogni roccia, ogni filo d’erba, fino al bordo di un fiumiciattolo, che scorre placido.

Solo ora vedo con chiarezza da dove giunge la musica incantata.

Una figura eterea sta seduta su di un tronco rovesciato e carezza con le dita sottili le corde ben tese di una piccola lira. Ha lunghi capelli argentei, pelle diafana e un’espressione beata dipinta in viso. Non capisco se sia un ragazzo, o una ragazza; l’unica cosa certa é che sto osservando pura magia in sembianze antropomorfe.

Vorrei avvicinarmi, parlargli, ma temo di spezzare la perfezione del momento; perciò, mi siedo all’ombra di un salice, lasciandomi pervadere dalla meraviglia e assaporandola in ogni sfumatura. Sono catturata e sconvolta dalla bellezza delle note, dai giochi della luce sull’acqua e dai riflessi sulla pelle chiara della sublime creatura, quando uno di questi crea un bagliore inaspettato, che mi costringe a chiudere gli occhi per un istante. Li riapro di scatto per scoprire che dell’essere fatato non v’è traccia. Dinanzi ai miei occhi increduli c’è, ora, un maestoso unicorno bianco come la luna.

L’animale fantastico mi osserva con i suoi enormi occhi blu. Ha un’espressione dolce, un manto candido e luminoso e quell’alicorno, che spicca dal centro della sua fronte, scintilla prepotentemente, pare di cristallo. Con passo lento ed elegante, il fantastico destriero si dirige verso di me, che resto seduta immobile. Sono sopraffatta dal suo profumo di zucchero e dall’indescrivibile magnificenza, quando mi si sdraia accanto e poggia il muso sulle mie gambe. Tendo, allora, la mano tremante per carezzarlo. L’affondo nella morbida criniera. Ed ecco come un lampo! Siamo connessi. Ora, senza fare uso di alcuna forma di linguaggio, può parlarmi di sé da cuore a cuore.

“Ti aspettavo, Kamala… Era tanto che nessuno aveva abbastanza fantasia da farmi visita”, inizia a dirmi. “Stai un po’ con me, carezzami e regalami la certezza di non essere dimenticato. In cambio ti racconterò la mia storia, vista dagli uomini di tante epoche passate…”

La voce con cui lo percepisco é calda e rasserenante. Mi sistemo meglio contro il salice e inizio a scorrere i polpastrelli lungo il suo possente collo. Accenno appena un sorriso e lo ascolto.

 

 

“C’è stato un tempo in cui tutti credevano nelle infinite possibilità del mondo, nelle sue più svariate espressioni, nella magia, nella fantasia e così riuscivano a guardare un po’ più in là, a sbirciare oltre il velo del ‘quotidiano’. E’ lì che vivo io…io e le altre creature come me… Non so cosa sia successo esattamente, ma ad un certo punto, gli uomini non sono più stati in grado di venire a trovarci. Solo pochi riuscivano a scorgere le aperture del nostro mondo. Così, sono diventato un dubbio, una storiella, una metafora e nulla più. In alcuni posti, però, non si è mai smesso di parlare di me e e perciò anche individuarmi era un po’ più semplice. Ad esempio, in Oriente! In particolare in India ed in Cina, dove mi raffiguravano come una sorta di cervo e mi veneravano come un animale sacro, insieme con tartaruga, fenice e drago.

Poi, accadde che, grazie allo storico Ctesia, la mia natura fu conosciuta anche in Grecia. Nel VI secolo a.C., infatti, costui scrisse in un resoconto di un suo viaggio in Oriente, di avermi visto. Un ‘asino simile ad un cavallo con ali ed un solo corno’, così diceva… In verità, lui aveva visto un Pegaso, io non ho le ali.

Ad ogni modo, nel giro di poco la Grecia parlava di me, associandomi, però, ad un rinoceronte, per via della presenza di un corno solo sulla fronte; ed in realtà, anche in India c’è chi ritiene tutt’oggi che il corno del rinoceronte abbia notevoli ed indiscussi poteri curativi. Ma qualcun’altro, oltre a Ctesia, incrociò il mio cammino. Il filosofo e naturalista Eliano, pochi secoli più tardi, (tra il II ed il III secolo), dichiarò di aver visto in India un ‘animale simile al cavallo, ma con un solo corno in testa’. A quel punto, la gente divenne talmente curiosa che, in epoca medievale vennero organizzate delle vere e proprie spedizioni per trovarmi e catturarmi. Non sapevano che era impossibile, poiché mi mostro solo a chi desidero e soprattutto a chi ha una stretta connessione con la natura e la magia. Comunque, la mia fama crebbe smisuratamente ed insieme a lei i poteri che mi venivano attribuiti.

La gente proprio non ricordava che ero sempre stato lì e che il mio potere altro non era che il loro stesso potere, che la mia criniera brillava e brilla della stessa luce degli occhi dei sognatori.

Che la mia indole fosse docile, era cosa nota, perciò nessuno mi temeva e in molti si addentrarono nei luoghi più disparati, credendo di sorprendermi. Tuttavia, la mia sensibilità mi ha sempre permesso di evitare pericoli e non farmi trovare, anche quando qualcuno era così sicuro di sé che effettivamente mi avrebbe visto davvero. Si affannavano a cercarmi, quindi, senza alcun risultato e così dicevano anche che ero talmente prezioso che sulla terra se ne poteva trovare solo uno vivente per volta. La verità è che io sono unico ed eterno, come lo spirito della fantasia.

Ah! Ma la parte migliore è sempre stata il mio alicorno!
Raccontavano che fosse dotato di poteri magici. Io sono tutto magico, invece; come siete magici tutti voi.

Qualcuno iniziò a dire che se il corno veniva toccato da una persona gravemente malata, questa poteva guarire istantaneamente e che esso poteva proteggere anche dagli avvelenamenti; mentre, bere in una coppa fatta di alicorno pareva allontanasse patologie come l’epilessia.. Ne hanno raccontate davvero tante! Di ogni sorta! Un fondo di verità, però, c’è, poiché alcune cose le spiegai io stesso a coloro a cui permisi di avvicinarsi. Ad esempio, il mio corno é rivolto verso l’alto per rimandare al mondo dello spirito. Pensa alle corna che Michelangelo appose sul capo del suo Mosè, secondo te chi gliel’ha suggerito? Inoltre, il mio alicorno è anche unificatore dell’aspetto maschile, penetrante, fallico e di quello femminile, creativo, dato che se solo viene capovolto mostra la sua forma cava, a calice, che contiene e produce le ricchezze (come il simbolo della cornucopia).

Dato che a riuscire a vedermi erano sempre in meno, e comunque sempre coloro che non volevano catturarmi, la gente iniziò a comprendere che solo persone dall’animo puro e candido potevano avere a che fare con me e magari avvicinarmi. E’ per questa ragione che spesso sono stato raffigurato cavalcato da una vergine, da un Mago o da un Elfo. E qui, purtroppo, gli uomini avidi mostrarono il peggio di sé, sfruttando spesso proprio delle povere vergini, convinti che fosse una buona strategia di caccia. Fortunatamente, però, il tutto fu bilanciato dalla sensibilità degli artisti, i quali ci hanno resi praticamente una coppia dell’amor cortese: l’unicorno e la vergine. Una coppia usata per rappresentare il violento conflitto interiore tra due valori dell’epoca: la salvaguardia della verginità come massima purezza, da un lato, e la fecondità – con il corno come simbolo fallico – dall’altra.

In tutto ciò, io ero simbolo della sublimazione dell’amore, della rinuncia all’amore per salvarlo da un deperimento ineluttabile. Qualcosa di assolutamente impensabile e inarrivabile, proprio come me per la gente che non sapeva più guardare oltre.”

“E’ molto romantico questo finale…” dico io, con un velo di tristezza e commozione, sentendomi un po’ come le privilegiate dame dei quadri che mi sono sempre piaciuti tanto. “E’ molto romantico, sì…” ribatte l’unicorno, “ma è anche un po’ triste…” e prende un sospiro.

Poi, guardandomi, conclude: “E soprattutto, io non vorrei che fosse un finale. Io sono presente e reale, perciò continua a sognare…” Mi piego per dargli un bacio sul lato del muso. Lo sfioro appena e mentre con le dita arriccio un’ultima volta la bella criniera, la sento dissolversi sulla mia pelle. Tutto sfuma e va fuori fuoco.
Restiamo io, la notte, il giardino e tante stelle d’argento come lui. ❞

 

 

Questo articolo è stato editato a quattro mani in collaborazione con:
Ilenia, in arte Kamala, si nutre di antiche leggende e cura per L’Erbario Segreto la rubrica “Il bosco e i suoi incanti”; gestisce inoltre una pagina personale: Delle fate e di altri incanti. Il suo fiore preferito è la passiflora, dalla forma particolare e dal color viola acceso.
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