La voce del Mare
di Barbara, dalla Rubrica “Riflessioni di una strega di Mare”

 

Il richiamo del mare è irreisistibile e inebriante.
Assecondalo anche tu con il racconto di Barbara, la nostra strega dell’acqua.

 

❝ Quando tanto è il tempo che mi ha separato dal mio mare del Sud, affondare i piedi nella sabbia mi crea sempre una gioia immensurabile. É il sintomo che pochi passi mi dividono dall’acqua salata, selvaggia, indomabile. Non appena i piedi spariscono fra i chicchi di sabbia i miei anni si annullano. Torno ad essere una ingenua bimbetta incontaminata dalle bruttezze e durezze che a volte il mondo porta con sé. Toccare la sabbia e respirare il mare, sentirsene parte, rigenera l’anima.

Quest’anno al mio ritorno il mare mi ha fatto dono di sensazioni molto intense, narrandomi ricordi che credevo di aver perso per sempre.

Ad occhi chiusi, fra i rumori che sussurrava il mare, in lontananza distinsi la voce di bambini. Su una spiaggia quasi deserta queste due vite piene di energia facevano a gara a chi trovava più conchiglie, rincorrendosi, squillando di felicità. I capelli morbidi e del colore del miele della bambina, il suo gesto di portare una conchiglia all’orecchio con le sue tenere mani, in attesa di qualcosa, mi strappò da quel momento e mi catapultò in un salotto dove sempre troppo poco entrava il sole, mobili antichi che sembravan quasi soprammobili e divani vecchi e un po’ tristi. Io e le mie sorelle scuotevamo la calma di quel dimenticatoio arrampicandoci sui mobili per riuscire a prendere sempre lo stesso bottino di giochi, un’enorme conchiglia.

 

 

A turno avvicinavamo quella conchiglia all’orecchio, in attesa di “sentire il mare”. Sembrava di sentirlo davvero.

Per noi, tre piccole donnine con infinita fantasia, quella conchiglia era un portale per fuggire da quella noiosa stanza ombrosa nella casa della nostra anziana nonna, dove passavamo a volte intere giornate quando i nostri genitori eran via per lavoro.

Chi non ha mai provato ad ascoltare il rumore del mare da una conchiglia? Per chi non lo avesse mai fatto vi assicuro che tutti i rumori che vi circondano entrano ed echeggiano in quella grotta in miniatura dandovi l’impressione di sentire i rumori del mare, il vento che muove le sue onde. Per me quel rumore è sempre stata la voce del mare, pura magia. Credevo che ogni conchiglia portasse con sé un messaggio dal mare, avendo vissuto in esso per molto tempo prima di esserne separata.

La nostra cara nonna, tanto paziente, sempre un po’ stanca, si sedeva sulla sua poltrona e, esortandoci ad avvicinarci portando con noi la conchiglia, ci narrava leggende legate alle conchiglie o al mare, talvolta, alimentando la nostra fantasia, fingeva che la grossa conchiglia da cui io e le mie sorelle eravamo tanto attratte fosse proprio la stessa conchiglia sopravvissuta a quelle storie.

Potrei narrarvi del legame tra la donna e la conchiglia o del demone marino indiano Panchejana che viveva in fondo al mare sotto forma di conchiglia o ancora, addirittura, la strana leggenda dell’occhio di Santa Lucia (alla quale mia nonna, estremamente religiosa, era molto legata) che vede protagonista una giovane donna che per allontanare i suoi pretendenti e dedicarsi solo ed esclusivamente alla sua fede si strappò gli occhi e li gettò in mare, ma la Vergine Maria alla quale era devota le restituì un paio di occhi ancor più belli; da allora la Bolma Rugosa simboleggia l’occhio di Santa Lucia e viene considerato in tutto il mondo una sorta di amuleto.

Mia nonna, oltre ad aver molti libri di storie, favole e leggende, conosceva molte storie che le aveva raccontato il nonno, uomo di mondo.

E noi bambine adoravamo farci raccontare storie per noi piene di magia. Insomma potrei scrivere un’enciclopedia di storie.

Ma ho deciso di dedicare spazio a una storia in particolare, alla storia che quei due bambini e il mare mi avevano riportato alla mente. Un ricordo a me molto caro e una leggenda che non poteva non catturare l’attenzione di tre bambine che credevano davvero di trovare il mare in una conchiglia.

Questa è la storia della principessa Pere-tai che viveva sulle soleggiate spiagge e scogliere di Tahiti e del suo amore per il pescatore Temuri. Purtroppo l’uomo a cui aveva promesso amore morì e la fanciulla decise di scappar dall’isola, lì dove il loro amore era sbocciato e cresciuto, e di approdare a Raiatea. Passò del tempo e qui la principessa sposò il principe Terei-marama al quale presto fece dono di una deliziosa figlia. Ma , ahimè, dopo la nascita di sua figlia la principessa cadde nel buco nero del Regno delle Tenebre. Suo fratello Matairua-puna per portare in salvo sua sorella tanto amata precipitò nel Regno delle Tenebre e trovatala cercarono insieme un modo per fuggire via da lì. I loro defunti antenati gli fecero dono di una conchiglia gigantesca, che emetteva suoni delicati e armoniosi, chiamata Puna-auia, conchiglia dagli echi profondi. Ciò avrebbe dovuto alleggerire il tempo che i due fratelli trascorsero in quel Regno. Passò un anno circa e la principessa aveva dimenticato il dolore e le avventure che aveva vissuto sulla terra. Ma proprio quando la rassegnazione dominava gli animi dei due fratelli, a questi fu ordinato di ritornare alla vita e di percorrere una caverna che li avrebbe portati su una scogliera di Tahiti. Quando furono finalmente liberi di tornare alle proprie vite, Matairua-puna soffiò nella conchiglia che avevano ricevuto dai propri antenati. Il suono fece accorrere gli abitanti dell’isola che furono stupiti di vedere i due giovani che ormai credevano di non poter rivedere mai più. Da quel giorno le scogliere di Tahiti presero il nome della conchiglia magica: Puna-auia. Ancora oggi su quelle scogliere si può sentire il suono melodioso e magico delle conchiglie.

Riaprendo gli occhi il sole mi accecò. I due bambini erano ancora lì quando tornai dal mio viaggio nei ricordi, avevano le maglie risvoltate per contenerei tutte le conchiglie che avevano trovato.

Quella giornata al mare mi ha restituito qualcosa di molto prezioso. La consapevolezza di quanto possono tramandarci i nostri nonni vecchi e  impolverati come i libri. Il ricordo di un momento che non posso più avere con le mie sorelle e mia nonna.

E il magico pensiero che, come nella leggenda della principessa Pere-tai, i miei antenati mi abbiano dato in dono una grossa conchiglia dalla quale posso ascoltare la voce del mare e il suo messaggio quando sono troppo distante dalle sue onde. ❞

 

 

Questo articolo è stato editato a quattro mani in collaborazione con:
Barbara cura per L’Erbario Segreto la rubrica “Riflessioni di una strega di mare“ ed è una studentessa appassionata di libri. Gestisce una pagina personale: La rocchetta magica.
Il suo fiore preferito è la rosa di un rosa molto chiaro, quasi pallido: elegante e delicato, le ricorda sua madre.
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